MACELLERIA ETTORE__teatro al kg
Il gruppo nasce nel 2007 come collettivo artistico da un progetto di Carmen Giordano, che ne cura regia e drammaturgia. Maura Pettorruso, Paolo Maria Pilosio e Woody Neri sono interpreti attivi del progetto. Le scenografie, i costumi e i set video sono ideati e realizzati da Maria Paola Di Francesco. La direzione tecnica è di Gialuca Bosio e l’organizzazione generale di Daniele Filosi. Dal 2010 collaborano con Macelleria Ettore la videomaker Katia Bernardi, la musicista Chiarastella Calconi, l’autore Marco Simiele e il light designer William Trentini.
Siamo un collettivo di ricerca e pratica teatrale. La drammaturgia è il fulcro della ricerca. Il montaggio è lo strumento per elaborare i pezzi di una storia che ci sfugge o non c’è. La scenografia è un posto e uno spazio mentale. Un luogo poetico. L’attore è un performer. Costretto al confronto con linguaggi differenti. Libero di trasgredire regole, per crearne di nuove. La narrazione procede per immagini. La regia si articola in smembramento e ricomposizione delle immagini. La regia coincide con il montaggio. La ricerca si nutre del confronto con i maestri: Cechov, Dostoevskij, Nekrosius, Quentin Tarantino, Nina Hagen, mia nonna. Quelli che ognuno di noi ha ascoltato almeno una volta e, almeno una volta, ha desiderato tradire.
La pratica del gruppo è la sua poetica. Una poetica del fare. Sviluppare talento e creatività del gruppo e individuali. Partendo da nessi banali, link esterni, inabilità o predisposizioni specifiche, materiale umano e non. Indagare la realtà e restituirla attraverso parole, video, sonorizzazione, luce, musica e azione. Fare per essere, qui e adesso, in una forma differente. Una forma semplice e misteriosa.
Molti collaboratori, amici, artisti e realtà ci sostengono nel percorso: Serena Sinigaglia e ATIR, lo Spazio Off di Trento, Scarlattine Teatro e il Festival Giardino delle Esperidi, Centrale Fies (Dro), Pergine Spettacolo Aperto, il Teatro della Tosse di Genova. Molti gli incontri che ci trasformano e ci avvicinano un po’ più a noi stessi.